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<title>www.comune.vinchiaturo.cb.it - Feste e tradizioni</title>
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<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//</link>
<item>
<title>Costumi tradizionali</title>
<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//costumi-tradizionali.html</link>
<pubDate>Mon,11 Apr 2009 20:12:00 +0100</pubDate>
<description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;A cura della prof.ssa G. Bagnoli&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


II medico Agostino Pistillo, in risposta ai quesiti dell'inchiesta murattiana del 1811, descriveva l'abbigliamento del contado di Vinchiaturo come &lt;b&gt;semplice e severo nella sua compostezza&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Altre informazioni sono desumibili da due fotografie dello Studio Trombetta, una della seconda meta del 1800, l'altra del 1900.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


&lt;b&gt;La donna&lt;/b&gt; usava una camicia di cotone arricciata intorno al collo e sostenuta dalla gonna increspata in vita, di stoffa non troppo pesante (crespo n pannino detti anche zigrino o burdiglione) che &quot;nell'inverno riesce troppo lieve e freddo: e questo deriva dalla miseria e dalla poca industria delle pecore pel ristretto pascolo&quot; come scrisse il Pistillo.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


  &lt;br/&gt;


&lt;b&gt;Le stoffe&lt;/b&gt;, infatti, venivano da Sepino; e se tessute in paese, comunque, venivano portale alle gualchiere di Sepino per effettuare la valecatura.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Completavano il vestiario &lt;b&gt;il corpetto, la scolla, con lunga frangia per lo pi&ugrave; di seta&lt;/b&gt;, di colore paglierino o verde chiaro o azzurro, fermata a drappeggio sul petto con un grosso spillo d'oro (&quot;brell&ograve;cche&quot;), le maniche, legate al corpetto con nastri affinch&eacute; potessero essere sfilate lasciandole, per&ograve;, attaccate alle spalline, la mappa o il fazzoletto per i giorni feriali, di lana o seta semplice pur le maritate, multicolore per le nubili e di lino bianco per le zitelle, le calze nere, di lana o cotone, e le scarpe basse, di cuoco con lacci.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


&lt;b&gt;II girocollo con vellutino e ciondolo d'oro&lt;/b&gt;, con qualche piccolo inserto a cammeo e gli orecchini lunghi (&quot;pendantiffe&quot;) ornavano il rotto.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


La sobriet&agrave; dei colori e della foggia ero compensata dell'eleganza delle piegoline orizzontali, del pizzo e dei ricami ad intaglio del grembiule (&quot;palmerino&quot;), sovrastante la gonna, e dai ricami in corallini lucenti, secondo disegni a motivi floreali o geometrici, per l'abito da sposa, di crespo o broccato, tessuto di migliore qualit&agrave; che, quasi sempre, passava di generazione in generazione.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Per &lt;b&gt;l'abito maschile &lt;/b&gt;la semplicit&agrave; ere quasi spartana poich&eacute; esso si riduceva ai calzoni larghi e un poco corti (&lt;b&gt;&quot;zompafuosse&quot;&lt;/b&gt;), alla camiciola, al giubbino, al cappello a falda larga per ripararsi dalla pioggia, alla cappa per i rigori dell'inverno, alle calze molto grossolane.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Come scarpe si usavano, talvolta pezze di cuoio sostenute da stringhe attorcigliate alle gambe (&lt;b&gt;&quot;zampitti&quot;&lt;/b&gt;), e talvolta scarpe di cuoio grezzo montanti sul collo del piede, ricoperte d'inverno dalle uose (&lt;b&gt;&quot;cochere&quot;&lt;/b&gt;), pezze di panno di lana per lo pi&ugrave; di colore verde scuro o marrone, lunghe fino al ginocchio.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Nella tradizione di V&igrave;nchiaturo, la severit&agrave; dell'abito contrastava con le dinamicit&agrave; dei motivi coreografici presenti nei balli, tra le cui figure, quelle del corteggiamento e quelle dette &quot;di dispetto&quot; erano le pi&ugrave; difficili ma, anche, le pi&ugrave; frequentate.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


&lt;i&gt;Notizie tratte dall'archivio privato di Antonio D'Ancona &lt;/i&gt;&lt;br/&gt;


&lt;/p&gt;</description>
</item>
<item>
<title>Gioco tradizionale de "La Pezza de Casce"</title>
<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//gioco-tradizionale-de-la-pezza-de-casce.html</link>
<pubDate>Mon,11 Apr 2009 20:16:00 +0100</pubDate>
<description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Di Antonio Nicotera&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


A Carnevale, a Vinchiaturo, in Piazza Municipio, con la tradizionale gara a squadre de &lt;b&gt;&quot;La Pezza de Casce&quot;&lt;/b&gt; che un gruppo di volenterosi appassionati ha voluto riesumare dal dimenticatoio delle antiche tradizioni carnevalesche del paese.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Un antico percorso che si articola su salite e discese fino a ritornare sui propri passi davanti a &quot;lo castello di Vinchiaturo&quot; meglio conosciuto come casa Jacampo dove, su un antica basola di pietra locale, il vincitore sempre a forza di lanci dovr&agrave; collocare la &quot;pezza de casce&quot; pronunciando la fatidica frase:&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


&lt;b&gt;&quot;A la `n `tutta!&quot;&lt;/b&gt;, o meglio &quot;E' tutta qui !&quot;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Ma il gioco popolare in che consiste?&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Si gioca a due squadre di numero illimitato di partecipanti e a turno, a forza di bicipiti,&lt;b&gt; la pezza, forma di circa trenta chili di parmigiano, viene lanciata sul percorso prestabilito&lt;/b&gt; ormai da secoli.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Una volta che la Pezza &egrave; stata lanciata dal giocatore verso un punto scelto dal caposquadra, dovr&agrave; essere ben visibile dal pubblico e dagli avversari; in caso contrario, viene proclamata &quot;J'&egrave; ceca!&quot;, o meglio &egrave; cieca, cio&egrave; non si vede e cos&igrave; il tiro viene dichiarato nullo per la compagine a cui il tiratore appartiene.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Per motivi di svantaggio comunque &egrave; possibile usufruire delle &quot;b&ograve;tte&quot;, una sorta di carta jolly che d&agrave; la possibilit&agrave; di decrementare lo svantaggio acquisito.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Tali tiri, &quot;le b&ograve;tte&quot;, vanno usufruiti dopo gli scassi della partenza, i passi carrai dei marciapiedi in pietra davanti all'asilo come stabilito dalle antiche regole tramandate dai vecchi giocatori.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Intanto si sentono urla dei partecipanti e del numeroso pubblico di appassionati: &quot;Lu&agrave;teve ca' passa le casce!&quot; e poi ancora urla, contestazioni scherzose e duetti ciarlieri tramati ad arte per rendere pi&ugrave; piccante il gioco.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Non mancano tirate di casacca, schiaffi e pacche rumorose artatamente castrone dai pi&ugrave; veterani con parole pesanti e minacce appartenenti all'antico canovaccio della tradizione carnevalesca vinchiaturese, e non manca chi condisce con fresca zizzania il piatto del divertimento.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Al calar del sole, il gruppo si fa sempre pi&ugrave; rumoroso ed impaziente verso il traguardo, dove sulla pietra antica, la pezza, tra giramenti di testa e numerose escoriazioni sar&agrave; deposta vittoriosamente con la stentorea frase &quot;A la `n `tutta!&quot; per poi essere gustata e divisa tra gli stanchi ma felici vincitori, mentre uno stanca folata di bora porto lontano fumi di odorosi camini ed una voce &quot;Lu&agrave;teve c&agrave; passa le casce!!!&quot;. &lt;br/&gt;


&lt;/p&gt;</description>
</item>
<item>
<title>La Pignata</title>
<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//la-pignata.html</link>
<pubDate>Mon,12 Apr 2009 10:07:00 +0100</pubDate>
<description>&lt;p&gt;Di &lt;b&gt;Antonio Nicotera&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Il gioco delle &quot;pignate&quot; a Vinchiaturo si faceva soprattutto il giorno della festa di San Giovanni Battista insieme ad altri giochi tipici quali il tiro alla fune, la corsa coi sacchi, la corsa con le rane o l'albero della cuccagna.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Ma, a volte, anche durante le feste di Carnevale invece che in piazza si faceva in casa.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Possiamo definirlo un gioco di puro simbolismo erotico; infatti la rottura della pignata appesa ad una corda sospesa rappresenta l'organo sessuale femminile ed il bastone il fallo maschile del giocatore di turno che, ad occhi chiusi, deve cercare di colpire e rompere la pignata che al suo interno cela una piacevole sorpresa o acqua o cenere che si riversa sulla testa dallo sfortunato giocatore.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


La rottura della pignata &egrave; l'iniziazione simbolica del giovane che entra a far parte del groppo di grandi di colui che &egrave; in grado di avere rapporti col sesso opposto, non a caso qualche tempo fa quando due giovani si sposavano era facile sentire l'indimenticabile frase di qualche buontempone: &quot;Stasera n'ata pignata rotta!&quot;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


'L'antico gioco ci auguriamo riporti di nuovo, coi suoi semplici ritagli di un tempo andato, il gusto della tradizione e delle cose genuine per ridare alle nuove generazioni il gusto di sognare ad occhi aperti. &lt;br/&gt;


&lt;/p&gt;</description>
</item>
<item>
<title>Ri masquerate</title>
<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//ri-masquerate.html</link>
<pubDate>Mon,12 Apr 2009 10:08:00 +0100</pubDate>
<description>&lt;p&gt;Di &lt;b&gt;Antonio Nicotera&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


&lt;b&gt;&quot;Carnevale s&igrave;cche s&igrave;cche, damme nu poche de sauciccia e se ne' ma la vu&ograve; da te ze possa 'mbr&agrave;cet&agrave;&quot;&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


E' questa una vecchia filastrocca che nasceva un tempo dal crepitio e dal fumo del &quot;Lauto&quot; di S.Antonio Abate: una enorme catasta di legna che con le sue lingue di fuoco lodava il patrono delle stalle degli animali, che dava, nel freddo Gennaio, il benvenuto al grasso Carnevale.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


L'eco delle voci festose di noi ragazzi riempiva i vicoli nebbiosi, dove il vento si divertiva a portare l'odoroso profumo di &quot;nucchetelle, cecille e scruppelle&quot;, dolci tipici nati dalle esperte mani delle mamme di allora.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Gli ingredienti pochi: uova, farina, zucchero, miele o olio di oliva riuscivano a soddisfare le gole di noi tutti.&lt;br/&gt;


  &lt;br/&gt;


Poi, la bora, al calare del sole, riempiva le narici dell'acre odore dei camini dandoci il segno che a quell'ora ogni artigiano e contadino era tornato a casa per consumare la cena fatta, data la stagione, a base di costatine di maiale, pancetta, cotiche con fagioli e, per i pi&ugrave; fortunati, salsiccia: cos&igrave; l'ora zero scattava.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Bastava poco per dare inizio alla &quot;Masquarata&quot;: il cappello spesso del nonno, la giacca del matrimonio bleu del babbo conservata gelosamente per la domenica, il tailleur e la borsa della mamma, un bastone, un paio di occhiali senza lenti, un tizzone per il maquillage o barba e baffi di stoppa, stracci smessi e via nella sera fredda accompagnandoci in queste spassose sortite con ci&ograve; che la fantasia riusciva a reperire: coperchi di pentole, barattoli, a volte un organetto, facevano da colonna sonora alla &quot;Masquarata&quot; che iniziava la rappresentazione in ogni vicolo, in ogni casa.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Nulla a che vedere con l'attuale TV, dove altri bimbi con gli occhini sgranati cercavano di scoprire chi si celasse sotto quelle spoglie.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


La canzone era sempre la stessa &quot;Carnevale s&igrave;cche s&igrave;cche…&quot; fino in fondo, fino a quando un pezzo di torrone reduce da un Natale sentito o un pezzo di buona salsiccia odorosa di fumo e seccata al punto giusto o delle morbide &quot;scruppelle&quot; tuffate e fritte nell'olio e rivestite di zucchero, non mettevano fine a quelle manifestazioni di gioia e d'umorismo.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Poi, quando il mal di pancia o il mal di stomaco, contratto per tutto quel po' di leccornie o per qualche bicchierotto di vinello asprigno, si facevano sentire, ad uno ad uno sciamava verso casa, dove la cinta dei pantaloni del babbo ci attendeva per ripagare i costumi sottratti alle scene di una commedia quotidiana, fatta di paese, di persone, di nebbie, di fumo, di &quot;scruppelle&quot;, di cose genuine e semplici che la decantata civilt&agrave; ha sottratto ai vicoli nebbiosi del paese. &lt;br/&gt;


&lt;/p&gt;</description>
</item>
<item>
<title>Festa di Sant'Antonio</title>
<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//festa-di-sant-antonio.html</link>
<pubDate>Mon,12 Apr 2009 10:10:00 +0100</pubDate>
<description>&lt;p&gt;- Sant'Antonie ru nemiche de ru d&egrave;monije... - cos&igrave; una volta echeggiavano nell'aria frizzante e nel fumo dei camini le note di una vecchia filastrocca in onore di &lt;b&gt;Sant'Antonio Abate, patrono delle tralle e degli animali&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


La locale Pro Loco di Vinchiaturo rispolvera per &lt;b&gt;il giorno 17 gennaio &lt;/b&gt;la tradizionale festa paesana dedicata al santo con la benedizione degli animali dopo la Santa Messa vespertina.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Segue poi l'accensione de&lt;b&gt; &quot;lu laute&quot;, un enorme catasta di legna in lode del Patrono &lt;/b&gt;degli animali per poi stare insieme intorno al fuoco degustando una pietanza annoverata nella locale gastronomia - ri sciusce -. Un antico piatto legato all'inizio del nuovo anno, oggi purtroppo in disuso sulle tavole di Vinchiaturo.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


&lt;b&gt;&quot;Ri sciusce&quot; sono un composto di prodotti della terra &lt;/b&gt;lessati con l'aggiunta di cereali conditi con olio novello, sale e pepe nero, offerto ai presenti come rito propiziatorio di abbondanza per l'anno appena iniziato, un piatto povero che per decenni le famiglie locali si sono scambiati in segno di amicizia o dato in dono ai poveri.&lt;br/&gt;


&lt;br/&gt;


Cos&igrave;, tra animali domestici, qualche canto tradizionale, un piatto de &quot;ri sciusce&quot; e un buon bicchiere di rosso vino nuovo, il fuoco ingoier&agrave; pian piano la legna e le preghiere di un popolo legato alle tradizioni di un tempo mentre, un alito di fredda bora inviter&agrave; tutti a stringersi intorno al fuoco nella fredda serata che la Pro Loco Vinchiaturese ha inteso di restituire alla memoria di tutti.&lt;br/&gt;


&lt;/p&gt;</description>
</item>
<item>
<title>Festa di San Bernardino</title>
<link>http://www.comune.vinchiaturo.cb.it/cultura/feste-e-tradizioni/cultura/feste-e-tradizioni//festa-di-san-bernardino.html</link>
<pubDate>Mon,12 Apr 2009 10:17:00 +0100</pubDate>
<description>&lt;p&gt;Il 19 e 20 Maggio di ogni anno si festeggia il &lt;b&gt;Santo Patrono, San Bernardino da Siena&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

La devozione dei vinchiaturesi per il Santo &egrave; stata sempre molto sentita da quando la sua statua fu ritrovata integra sotto le macerie del disastroso terremoto del 26 luglio 1805: la tradizione vuole che una giovane donna, miracolosamente rimasta indenne dal crollo della sua casa, abbia raccontato di aver sognato San Bernardino che le manifestava la volont&agrave; di essere venerato con pi&ugrave; ardore quale protettore di Vinchiaturo.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

La conferma fu poi data dal ritrovamento della statua del Santo, per met&agrave; fuori dalle macerie, nell'atto di benedire il paese. Da allora la devozione per San Berardino ha unito tutti i vinchiaturesi, che in ogni parte del mondo, con fede celebrano la sua festa.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

&lt;b&gt;Bernardino degli Albizeschi&lt;/b&gt; nacque a Massa Marittima l'8 settembre del 1380 e ben presto rimase orfano dei genitori, motivo per il quale fu allevato con amore della zia Bartolomea.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

Quando nel 1400, a Siena dilag&ograve; la peste, Bernardino entr&ograve; nella &lt;b&gt;Confraternita della Madonna&lt;/b&gt; e dedic&ograve; tutto se stesso alla cura dei malati. Dopo la peste si prese cura della zia, ormai costretta a letto e, dopo la sua morte, digiun&ograve; e preg&ograve;, per conoscere il Volere Divino, riguardo al suo futuro.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

Fu allora che dinanzi al Crocifisso, comprese che la sua strada era quella della dedicazione totale al Signore: distribuito il suo patrimonio in beneficenza indoss&ograve; il saio dei Frati Minori l'otto settembre del 1402. Fu ordinato nello stesso giorno del 1404 e per i successivi 12 anni visse in solitudine, predicando occasionalmente.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

L'otto settembre del 1417 and&ograve; a Milano per predicare il suo primo sermone da missionario. La sua eloquenza ben presto attir&ograve; grandi folle. Viaggi&ograve; a piedi per tutta l'Italia e predic&ograve; in ogni citt&agrave; e villaggio in cui entr&ograve;. Tutti si contendevano l'onore di ascoltarlo.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

È a san Bernardino che si deve &lt;b&gt;il culto del Sacro Nome di Ges&ugrave;&lt;/b&gt;: durante i suoi sermoni mostrava sempre una targa di legno con inscritto il trigramma &quot;JHS&quot; Ges&ugrave; Salvatore dell'Uomo.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

Bernardino oltre che grande predicatore viene ricordato anche perch&eacute; instancabile pacificatore: la sua parola d'ordine era &quot;Pace&quot;.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

La fama che Fr&agrave; Bernardino ben presto ebbe, fu motivo di invidia per molti e i cartelli che aveva usato per promuovere la devozione del Nome di Ges&ugrave;, furono le basi per abili attacchi contro di lui. Fu infatti accusato di eresia, per aver introdotto una pratica religiosa nuova e profana che avrebbe portato i fedeli all'idolatria.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

Fu per questo che nel 1427 Papa Martino V gli viet&ograve; di usare i suoi cartelli fino al processo, che si svolse a San Pietro e in occasione del quale Bernardino fu difeso da Giovanni da Capestrano, insigne giurista, governatore di Perugia ed anche lui francescano e futuro Santo. Prosciolto da ogni accusa, il Papa lo preg&ograve; di predicare a Roma e gli offr&igrave; la Cattedra Vescovile di Siena che Bernardino per&ograve; rifiut&ograve; non volendo rinunciare alla sua vocazione di missionario.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

Nel 1430 l'Apostolo del Santo Nome divenne &quot;Vicario Generale&quot; dei Frati della stretta Osservanza. Riform&ograve; la Regola e coinvolse i frati come predicatori e maestri. In tale periodo il numero dei Frati crebbe da 300 ad oltre 4000. Nel 1442 si dimise dalla sua carica per riprendere il suo ultimo viaggio da missionario nel 1444, quando, secondo la tradizione, passando per Vinchiaturo predic&ograve; al popolo.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

Bernardino &lt;b&gt;mor&igrave; nella citt&agrave; de L'Aquila&lt;/b&gt;, in odore di santit&agrave; -giacendo sulla nuda terra- la Vigilia dell'Ascensione, il 20 Maggio del 1444. Molti furono i miracoli che avvennero vicino alla sua tomba e dopo solo sei anni dalla morte, Papa Niccol&ograve; V lo elev&ograve; agli onori dell'Altare.&lt;br/&gt;

&lt;br/&gt;

San Bernardino da Siena fu il pi&ugrave; grande predicatore del XV° secolo e nel 1956 l'Apostolo d'Italia, come spesso viene chiamato, fu nominato da Pio XII patrono della pubblicit&agrave; e degli inserzionisti per la sua abilit&agrave; nel rendere chiara la fede cattolica ai suoi ascoltatori mediante l'uso di un linguaggio schietto, popolare e semplice. &lt;br/&gt;

&lt;/p&gt;</description>
</item>
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